
I Piani di Sicurezza dell’Acqua (PSA) rappresentano un sistema integrato di prevenzione e controllo basato su un’analisi del rischio sito-specifica che copre l’intera filiera idropotabile. L’obiettivo è garantire la sicurezza dell’acqua destinata al consumo umano, proteggendo la salute pubblica attraverso la gestione proattiva dei rischi lungo la rete idrica, dalla captazione al rubinetto.
Il D.Lgs. 102/2025, in recepimento della Direttiva UE 2020/2184, ha reso i PSA un passaggio centrale per i gestori idrici. È, però, con il Rapporto ISTISAN 25/4 dell’Istituto Superiore di Sanità che sono stati definiti in modo chiaro requisiti e fasi di sviluppo, costituendo uno standard tecnico-normativo rivolto a gestori idrici, enti regionali e provinciali, ASL, auditor e autorità competenti.
Conoscerne caratteristiche e peculiarità aiuta ad affrontare un progetto che può sembrare complesso. Se approcciato nel modo giusto, il PSA porta vantaggi concreti alla comunità e alle aziende del settore idrico. L’approvazione passa dal portale AnTeA, (Anagrafe Territoriale dinamica delle Acque potabili) la piattaforma digitale per la raccolta, il controllo, la gestione e l’analisi dei dati sulle acque destinate al consumo umano, gestito dal Centro nazionale Sicurezza delle Acque (CeNSiA).
Vediamo insieme le 10 fasi.
Fase 1 – Costituzione del team multidisciplinare
Il PSA parte dalle persone. Riunire competenze diverse attorno allo stesso tavolo consente di effettuare in maniera più consapevole un’analisi dello stato di rischio della rete e delle infrastrutture. I requisiti minimi prevedono:
- un Team Leader qualificato PSA, formato attraverso il Programma di Formazione Nazionale;
- competenze documentate in qualità, laboratorio, IT, gestione impianti e rete, acquisti, relazioni esterne;
- un Referente AnTeA, punto di contatto tra gestore e CeNSiA;
- il coinvolgimento dell’Alta Direzione, delle ASL e delle Agenzie regionali per l’ambiente;
- un cronoprogramma delle attività e i verbali delle riunioni.
Fase 2 – Descrizione della filiera idropotabile
Il servizio idrico italiano è molto eterogeneo per morfologia e struttura. Per individuare le criticità bisogna prima mappare l’intero schema idropotabile, nodo per nodo, individuando e georeferenziando gli elementi. La fase prevede:
- un diagramma di flusso di primo livello (schema a nodi) e uno di secondo livello
- l’identificazione di nodi e internodi lungo captazione, adduzione, trattamento, stoccaggio e distribuzione;
- la descrizione e georeferenziazione delle Water Supply Zone (WSZ), aree nelle quali la qualità dell’acqua distribuita è considerata uniforme.
Partire dai dati georiferiti già presenti nei sistemi GIS rende questo lavoro più rapido e affidabile, per questo abbiamo sviluppato GEO4B Water Safety Plan, con cui è possibile partire dai modelli dati GIS per individuare e localizzare in modo rapido gli elementi e le informazioni necessarie.
Fase 3 – Identificazione dei pericoli e valutazione dei rischi
Successivamente al tracciamento dello schema idropotabile, si costruisce l’analisi del rischio. È il cuore del PSA e richiede dati aggiornati sullo stato reale dell’infrastruttura. Il percorso prevede di:
- identificare pericoli ed eventi pericolosi: criticità strutturali, perdite, ristagni, pressioni inadeguate, intrusioni;
- analizzarne cause e conseguenze sulla salute, in termini di probabilità e gravità;
- stimare il rischio iniziale e riportarlo nella Matrice di Rischio;
- valutare l’efficacia delle azioni di mitigazione e stimare il rischio residuo.
Fase 4 – Verifica delle misure di controllo esistenti
Prima di pianificare nuovi interventi, occorre capire quanto proteggono quelli già in essere. Da qui dipende la stima corretta della probabilità di ogni evento pericoloso. La fase prevede:
- la descrizione delle misure di controllo presenti e l’aggiornamento della Matrice di Rischio;
- la verifica dell’efficacia di ciascuna misura nel mitigare i rischi individuati.
Fase 5 – Piano di miglioramento e azioni correttive
È il momento in cui l’analisi diventa operativa. Per ogni rischio da mitigare si definiscono interventi concreti, sostenibili rispetto alle risorse del gestore. La fase prevede:
- un piano di azioni correttive con obiettivo, responsabile, cronoprogramma, investimenti e documentazione;
- l’integrazione con il piano degli investimenti e con le strategie di resilienza climatica, su breve, medio e lungo periodo;
- il tracciamento dello stato di avanzamento di ogni intervento all’interno della documentazione PSA.

Fase 6 – Monitoraggio operativo
Le misure adottate vanno sorvegliate nel tempo, per intervenire appena qualcosa si discosta dai valori attesi. La fase prevede:
- per ogni misura di controllo: tipo di monitoraggio, parametri, modalità di misura e limiti critici;
- azioni correttive tracciate (date, valori, interventi) in caso di superamento dei limiti;
- l’eventuale integrazione con sistemi di early warning in tempo reale;
- un piano di monitoraggio che garantisca continuità e tracciabilità dei dati.
Fase 7 – Verifica dell’efficacia del PSA
A questo punto si misura se il Piano sta raggiungendo gli obiettivi di prevenzione fissati. La verifica integra più fonti:
- la qualità dell’acqua, con attenzione ai parametri microbiologici, ai Gruppi A e B e ai parametri integrativi del gestore;
- un audit interno su implementazione, conformità normativa e stato della documentazione;
- l’analisi dei reclami degli utenti, utile a far emergere criticità non ancora rilevate.
Qualità dell’acqua, conformità e soddisfazione degli utenti diventano così gli indicatori del valore concreto del PSA.
Fase 8 – Gestione documentale e invio ad AnTeA
Una documentazione strutturata serve all’approvazione del Piano e al suo mantenimento nel tempo. Schemi di filiera, verbali, checklist, dati di monitoraggio, procedure e informazioni sugli asset confluiscono in AnTeA, l’Anagrafe Territoriale dinamica delle Acque potabili. La fase prevede:
- documentazione aggiornata, completa e pubblicata su AnTeA;
- procedure di gestione documentale e procedure operative mantenute nel tempo.
In questa fase, è fondamentale l’utilizzo di strumenti quali Geo4B Water Safety Plan per il trasferimento massivo delle informazioni afferenti ai Piani al portale AnTeA, tramite API ed evitando caricamenti manuali e ripetuti.
Fase 9 – Formazione e comunicazione
Un PSA è efficace solo se è compreso e applicato da chi gestisce la filiera. Per questo richiede un percorso continuo di formazione e condivisione:
- formazione periodica del personale su procedure e aggiornamenti normativi;
- comunicazione strutturata e tracciabile al team di ogni modifica che incide sul Piano;
- iniziative di informazione verso i consumatori su qualità dell’acqua e misure di tutela.
Fase 10 – Gestione delle emergenze e riesame del sistema
Una rete idrica non è statica: nuove infrastrutture, eventi climatici e cambiamenti organizzativi ne modificano il profilo di rischio. Il Piano deve quindi evolvere con il sistema. La fase prevede:
- un piano di emergenza che definisca modalità di risposta e aree sensibili, con traccia delle revisioni;
- un riesame periodico su azioni di miglioramento, monitoraggio, audit, normativa, clima e risorse;
- un riesame straordinario in caso di incidenti, emergenze o cambiamenti rilevanti.
Un ciclo continuo, non un adempimento
Con la fase 10 si chiude il percorso di sviluppo del PSA, non la gestione del rischio. Il Piano entra in un ciclo continuo di monitoraggio, verifica e miglioramento, il quale prevede un esame e aggiornamento periodico ogni 3 anni e una sua completa revisione ogni 6, diventando uno strumento di supporto alle decisioni per la gestione della rete.
EBWorld affianca i gestori idrici in questo percorso, in collaborazione con il Dott. Giorgio Temporelli, Team Leader ed esperto PSA. La soluzione Geo4B Water Safety Plan parte dalla rappresentazione GIS dello schema idropotabile e guida la compilazione di checklist e matrici di rischio. Integrabile nativamente con il sistema GIS dei gestori, mette a disposizione del team un ambiente collaborativo per gestire l’intero Piano.
